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Il Popolo dei Ghiacci PDF Stampa E-mail

huntIl Popolo dei Ghiacci
Di Alberto Leoncini

Gli sconvolgimenti ambientali e i mutamenti climatici hanno reso di stringente attualità il dibattito sulle aree polari e sui loro destini; nota è anche l’importanza di tali aree a livello geopolitico o energetico.
Davvero scarso risalto, invece, viene dato a chi in quelle zone, ed in particolare in area artica, vi è nato. Il riferimento è ovviamente alle culture Inuit, a livello divulgativo note come “eschimesi”(studi recenti sostengono che questo termine, riferito ai popoli artici che parlano lingue della famiglia Eskimo-Aleuta, significa “coloro che parlano una lingua straniera” e non “mangiatori di carne cruda” come si pensava fino a poco tempo fa; in proposito si rimanda a p.27 del catalogo “Inuit e popoli del ghiaccio” citato in bibliografia), portatrici di una cultura stratificata dai secoli e cementata dalla inclemenza ed avversità delle condizioni atmosferiche e climatiche. L’analisi delle aree polari ci immerge in una molteplicità di implicazioni: la storia delle esplorazioni, gli organi di organizzazione e tutela, le possibilità di approvvigionamento energetico o le contese internazionali sui territori Antartici o dell’Artico post-sovietico.
Tuttavia, la mia angolatura è del tutto particolare e ruota attorno a quello che può ben essere definito come un amico del Popolo dei Ghiacci: Silvio Zavatti (1917-1985), antropologo ed esploratore romagnolo, che non solo ha dato un importante contributo alla crescita di questo settore in Italia, ma è stato davvero uno dei primi a comprendere appieno le potenzialità e l’importanza dello studio di quelle culture.
I suoi valori e la sua missione sono portati avanti dall’Istituto Polare a lui intitolato a Fermo, che rappresenta una punta avanzata per la ricerca polaristica a livello internazionale, specialmente con il progetto “Carta dei popoli artici” che mira a diventare un insostituibile strumento di ricerca per il futuro, quando ormai molte tradizioni ed usanze saranno smarrite dall’omologazione del “villaggio globale”.
Zavatti, infatti, fu uno di coloro che denunciarono e che si opposero ad esso, proprio come Pasolini con le sue proverbiali “lucciole”. Del resto, non possiamo dimenticare che tra i padri nobili di Zavatti ci fu Emilio Salgari, anch’egli pervicace e profetico oppositore dello sfruttamento sconsiderato della natura e sostenitore dell’altro e dell’oppresso?
Il mio approfondimento, dunque, pur decollando da un personaggio ben preciso e da un’altrettanto definito contesto geografico, intende andare oltre, proponendosi come riflessione sul rapporto tra sviluppo e progresso e sui modelli possibili.
Il forlivese Silvio Zavatti, dopo un’esperienza come capitano di lungo corso, fondò nel 1944 l’Istituto Geografico Polare, iniziando a promuovere spedizioni in Antartide e Groenlandia. Fu quello l’embrione del Museo Polare, dapprima a Civitanova Marche, poi a Fermo.
Già nel 1959 Zavatti aveva sondato le condizioni per costruire una base italiana nella penisola periantartica di Bouvet, che non sarà realizzata per mancanza di fondi. Dal 1961 ebbe modo, dopo un’importante spedizione a Rankin Inlet, di conoscere meglio la cultura Inuit alla quale rimarrà sempre legato come promotore e difensore.
Gli anni ’60 furono un periodo estremamente denso di spedizioni e viaggi, non solo in ambito Inuit ma anche in area Sami (Lapponia), mentre del 1970 è la più importante e significativa tappa della vita di Zavatti: l’organizzazione del Congresso Internazionale Polare proprio a Civitanova.
Egli non fu l’unico “contestatore preveggente”: senza dilungarmi in una semplice enumerazione,. voglio almeno menzionare Jack London, con il suo The people from the Abyss. In esso egli fa riferimento proprio al popolo Inuit - una delle prime attestazioni letterarie di questa accezione -, poggiando su una approfondita disamina inerente al progresso e al valore da dare a questo termine. Il popolo Inuit diviene così un termine di paragone con l’uomo inglese, allora il canone paradigmatico dell’uomo inserito nel “progresso” nella “civiltà”.

Discipline coinvolte
• Letteratura inglese, estratto da Jack London,  The people from the Abyss (trad.it Il popolo degli abissi) estratto dall’ultimo capitolo in lingua originale.
• Letteratura latina, Plinio il Vecchio, Naturalis Historia IV, 16; 89 (brano concerne l’esistenza della mitica “Ultima Thule”)
• Letteratura italiana, Emilio Salgari ed il romanzo d’avventura con particolare riferimento ai romanzi ad ambientazione polare. Si menziona inoltre Giorgio Manganelli, L’isola pianeta ed altri settentrioni, Adelphi, Milano).
• Storia dell’Arte, il Primitivismo. L’influenza dell’altro nell’arte.

Modalità operative
Nelle mie ricerche su Zavatti, oltre alle pubblicazioni ed ai testi più classici e noti per chi sia minimamente addentro le tematiche polari, mi sono imbattuto in una commemorazione uscita nel 2005  su Il pensiero mazziniano, organo dei mazziniani italiani. Tale scritto, a firma di Mario Proli, mette in giusta luce la figura tracciandone un profilo efficace e schietto, particolarmente riuscita e da me condivisa è l’impostazione internazionale data alla problematica in questione. Ci si sta finalmente rendendo conto anche a livello mediatico che le tematiche polari sono strettamente interconnesse con quelle delle altre aree, anzi sono cruciali per l’intero pianeta.
Questo spunto bibliografico è stato arricchito da una ampia dossografia, con la consultazione, anzitutto della rivista “Il Polo”, edita dall’Istituto Polare “Silvio Zavatti” di Fermo, nelle seguenti annate: LVIII, LIX, LX, LXI.
Ma, in primo luogo, la mia ricerca è stata svolta in modo autonomo, senza frequentazioni archivistiche, ascoltando piuttosto testimonianze in presa diretta di esploratori e studiosi e rielaborandone alla luce di una chiave interpretativa propria e derivante da un percorso di indagine sui temi trattati che si protrae da diversi anni. Sono state usate fonti cartacee e telematiche, nonché la partecipazione al convegno “Polo Nord, Polo Sud due estremi che si incontrano” svoltosi a Milano (Società Umanitaria) nei giorni 3-4 febbraio 2007 (alla cui prima giornata ho avuto la possibilità di partecipare).
Sono debitore di numerosi spunti e suggerimenti: quelli di Luciano Curreri, di Eugenio Boldon Zanetti,  di  Gabriella Massa, di Davide Sapienza, di Alessandra Cervellini, di Federico De Nardi.

Conclusioni e rilancio progettuale
Il ritorno ad una situazione primigenia, specialmente nelle relazioni umane e nel modello di sviluppo, credo sia l’insegnamento principale che possiamo trarre dallo straordinario popolo Inuit, che ha saputo adattarsi in condizioni di vita estreme, reinterpretando in modo inconscio quell’ideale di “humanitas” che nella nostra cultura ha radici profonde e forse più utopistiche che reali.
Non appare insomma casuale il fatto che le ultime olimpiadi invernali svoltesi a Torino abbiano avuto come evento culturale di apertura la mostra “Inuit e popoli del ghiaccio”, visitata da oltre 50.000 persone, ed oltre a quel grande evento siano svariate le iniziative su questi temi anche in Italia. Certamente un forte impulso sarà dato dall’Anno Polare Internazionale (IPY) già in corso ed in cui si inserisce il convegno milanese.
A ben guardare, la grancassa sulla cosiddetta “globalizzazione” non ha minimamente tenuto conto di vaste aree, in larga parte trattate come periferia. Come l’attentato al Pentagono ed alle torri gemelle dell’11 settembre 2001 ha palesato i problemi geopolitici planetari, così ritengo che la distruzione di New Orleans sia stata l’11 settembre della natura e del clima che cambia. Eppure nessuno ha scritto “Siamo tutti cittadini di New Orleans”, come nel famoso editoriale di “Le Monde” del 12/9/2001, Nous sommes tous americains.
Forse non ci si è ancora resi conto che i fenomeni naturali sono strettamente interconnessi fra loro e che i drammi umani e naturali che si stanno verificando in questi anni non sono altro che un inequivocabile atto d’accusa nei confronti di un modello di sviluppo che solo per “comodità” si è voluto mantenere inalterato.

Bibliografia e sitografia
La conquista del Polo Nord, Firenze, Marzocco, 1976
Frinchillucci G., Guida al museo Polare Silvio Zavatti di Fermo, Fermo, Istituto Polare Zavatti, 2005
Houston J., Alla scoperta degli Inuit, Casale Monferrato, Piemme, 1998
Leoncini A. (a cura di), Inuit, maschera d’identità, intervista in Nero Plasma, trimestrale del Progetto Giovani Comune di Treviso, Anno IX nn. 1-2, 2007
Massa G. (a cura di), Inuit e popoli del ghiaccio, Milano, Skira, 2005
Proli M., Un mazziniano ai confini del mondo, in “Il pensiero mazziniano”, n 3 (2005)
Stabile G., Gli eschimesi contro i voli low-cost, in “La Stampa”, giovedì 13 maggio 2007
Yardley W., Alaska, il villaggio orfano dei ghiacci, in “la Repubblica”, lunedì 28 maggio 2007 (traduzione dal “New York Times”)
Zavatti S., Il misterioso popolo dei ghiacci, Milano, Longanesi, 1977
Zavatti S., Nobile e il polo attraverso la Romagna- Lettere fra il Generale Nobile e Luciano De Nardis, Fermo, Istituto Polare “S. Zavatti”- Comune di Fermo, 2005
www.museopolare.it     
www.davidesapienza.net
www.circolopolare.com
www.gabriella-massa-archeonova.com

 
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