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Internet Parallela

Sempre più spesso sentiamo parlare del monopolio dell´internet e sul controllo che su di essa hanno gli Stati Uniti ed i suoi alleati. Ma veramente non si può fare nulla per aggirare questo godimento riservato?

Si può ma tutti i computer sono venduti con un numero pre programmato di TCP/IP che è lo “strumento” grazie al quale tutti noi navighiamo su Internet. Per aggirare il monopolio basterebbe quindi che i costruttori di computer programmassero in modo differente il TCP/IP.
Lo Stato di Antarcticland, www.antarcticland.it, lo ha fatto, ottenendo un dominio di primo livello .ant (vedere www.ant dopo aver eseguito la modifica del numero TCP/IP sul vostro computer secondo le istruzioni riportate nel box) attraverso la Radice Cesidiana, un sistema di 15 root nameserver che risolvono l’intero namespace di ICANN (267 TLDs), come pure 48 domini di primo livello alternativi. La Cesidian Root è, in effetti, una completa Internet intercontinentale che risolve non una ma 5 root: la ICANN root (267 domini di primo livello), la Radice Cesidiana propria (25 domini di primo livello), la Root Cinese (3 domini di primo livello), la Root Araba (4 domini di primo livello), e la Root della i-DNS.net (19 domini di primo livello).

Nel tempo sono stati sviluppati diversi sistemi di namespace alternativi, con un proprio insieme di root nameserver in contrapposizione a quelli citati sopra, con motivazioni ‘politiche’ (relative al controllo dei namespace) o commerciali (uso di domini di primo livello non riconosciuti dall'[[ICANN]]). Generalmente questi ultimi sfruttano i root nameserver “ufficiali” per le informazioni sui domini da essi gestiti e aggiungono al namespace principale altri domini di primo livello “personalizzati”, ad esempio “.sex”.

La stessa Google sta sviluppando un’internet parallela. Per colonizzare il mercato dell’informatica domestica, dominare la ricerca delle informazioni online come dicono coloro che si oppongono all´internet alternativa? Per ora si tratta solo di rumori, guai a chi dice il contrario, specialmente riguardo al progetto battezzato “Googlenet”. Tuttavia, l’autorevole London Times ha pubblicato recentemente rivelazioni da parte di un anonimo editore online: “Google è pronto a lanciare la propria rete privata, completamente gestita da server propri”. Secondo il Times, un partner strategico di Google ha già avviato le trattative per “la fornitura di contenuti originali all’Internet alternativa fornita dal motore di ricerca”. Alcuni osservatori parlano addirittura di Googlenet come il “piano per la conquista mondiale” ideato dal motore di ricerca.
La “rete alternativa”, stando alle indiscrezioni pubblicate dal quotidiano, sboccerà grazie alla diffusione capillare dei Google Cube, i PC a basso costo dell’azienda di Mountain View, equipaggiati con tutto il necessario per le telecomunicazioni digitali. I nuovi computer della Google saranno quindi venduti con un TCP/IP aperto. Ma a chi? Solo alla rete ICANN e Google? Questa é la domanda da un milione di dollari che per ora resta senza risposta.

Facendo leva sul fascino di un PC completo a poco meno di 100 dollari, Google spera probabilmente di conquistare nuovi terminali e utenti per la propria rete al ritmo di ogni macchina venduta. I portavoce dell’impero fondato da Brin e Page hanno prontamente smentito tutto: “Non siamo autorizzati a parlare di progetti non ancora lanciati”, dichiara BigG. Resta il fatto che Google, ormai da qualche tempo, continua imperterrita ad acquistare chilometri d’infrastrutture comunicative in fibra ottica. Un groviglio di cavi che si sviluppa da New York, e che Om Malik, editorialista di Forbes, descrive “in rapidissima espansione globale”.
Il business é miliardario, basti solo pensare che solo il sesso ha un giro d´affari in internet di 3 miliardi di dollari e il commercio elettronico é attualmente un mercato da oltre 120 miliardi di dollari.

É facile capire quindi perché Google o uno stato come Antarcticland sia in corsa per l´internet parallela.
Per chi non é del ¨mestiere¨ tutto questo sembra un gioco chiuso per i grandi gruppi, ma non é così, almeno in parte. Ovviamente la gestione delle reti comporta delle spese ingenti, con server capaci di gestire milioni di utenti e miliardi d’informazioni digitali.
Noi tutti che navighiamo in internet, lo facciamo attraverso il Mac Address, un numero di 12 cifre che ogni scheda di rete ha memorizzato al proprio interno. Non è un numero occulto poiché chiunque può verificare il proprio e quello dei PC che si sono collegati con la propria macchina (digitando arp -a al prompt di DOS). La procedura che assegna il Mac address fa in modo che questo numero sia unico (e quindi non anonimo) poiché i primi 6 numeri corrispondono al produttore della scheda e i secondi 6 sono progressivi per ogni scheda prodotta. Il numero di Mac Address é unico e identificabile, non solo per problemi concernenti la sicurezza (anche se in rete si trovano infiniti trucchi e strumenti per cambiare il vostro) ma anche per il corretto funzionamento del TCP/IP che è lo “strumento” grazie al quale tutti noi navighiamo su Internet o possiamo creare una rete di PC. Ad assegnare queste “classi di numeri” ai produttori di schede non è l’ICANN ma l’IEEE, associazione di professionisti dell’Ingegneria e dell’elettronica. L´ICANN (Internet Corporation for Assigned Names and Numbers) è invece un ente non profit, con uffici a Marina del Rey e a Bruxelles (anche se il controllo é al 100% USA), che ha la responsabilità di assegnare gli indirizzi IP (Internet Protocol), di gestire il sistema dei nomi dei domini di primo livello (generic Top-Level Domain, gTLD, quali .com, .net, .info) e dei Country code Top Level Domain (ccTLD), che identificano uno specifico territorio, quali .us per gli Stati Uniti, il .it per l’Italia, ecc.), nonché i root server. Agli albori dell´internet questi servizi erano garantiti dal Governo degli Stati Uniti attraverso la IANA (Internet Assigned Numbers Authority) e da altri enti. Attualmente l´ICANN si occupa di controllare, (in regime di monopolio) la gestione dei root-server con la scusa dei ¨problemi di sicurezza¨. Se questi server fossero spenti, nessuno potrebbe più navigare in Internet con gravi conseguenze per l’economia mondiale.

Facile capire perché gli stati Uniti e i suoi alleati non mollano e ci obbligano a navigare nella loro rete.
Basterebbe creare una coscienza di protesta come sta facendo il Governo di Antarcticland, per fare si che milioni di persone inizino a navigare nell´internet parallela con una semplice modifica nel computer cambiando il numero TCP/IP.

Ecco come fare per navigare nell´internet parallela

1. Cliccate Start, e scegliete Pannello di Controllo.
2. Fate un doppio clic sull’icona Connessioni Rete.
3. Cliccate con il pulsante destro del mouse sull’icona Connessione e scegliete Proprietà. Una nuova finestra si aprirà.
4. Andate all’opzione Protocollo TCP/IP e cliccate sul bottone Proprietà e una nuova finestra apparirà. Inserite gli indirizzi DNS (78.47.115.195 e 78.47.115.198) nelle finestre appropriate selezionando il bottone – usa il seguente DNS -. Vedere nella finestra in inglese come appare.
5. Una volta finito, cliccate OK e ancora OK per confermare la modifica.
A questo punto potete navigare nella rete internet tradizionale, dell´ICAN e in quella alternativa attraverso la radice Cesidiana.